Narrazioni

Basta poco.

giovedì 28 maggio 2020

“My love (my love), my lover, lover, lover…”
G 
quella mattina non aveva proprio voglia di andare a fare la spesa e indugiava sul caffè con la scusa di finire “Paradise” alla radio che le piaceva tantissimo e non passava mai, ma anche per ritardare il momento in cui sperare in un carrello che andasse dritto ed evitare autoscontri fastidiosi ad ogni cambio corsia. “Meglio così” pensò” poca voglia, poca spesa, pochi acquisti superflui” Non fece nemmeno la lista: solo prodotti essenziali. Per alleggerire la cosa si vestì bene e, una volta tanto, si piacque allo specchio. Poca gente nel parcheggio, un buon carrello oliato e una musica subliminale che induceva quasi a rilassarsi tra offerte e novità. Uova, latte, pasta, salsa…poi il cuore si bloccò in gola “ciao G!” Erano anni che non lo incontrava ma l’emozione era la stessa “…ciao L…!” Sudava e fingeva scioltezza. L era stato il suo primo vero amore, per anni dalla prima media alla seconda liceo gli aveva voluto bene perché, oltre a essere indiscutibilmente un bel ragazzo era anche buono e sorridente. E fra loro c’era stata intesa e amicizia, libera da altri ormoni, era rimasta una cosa pura, adamantina. Parlarono di lavoro, figli, famiglia ma per entrambi erano parole al vento: avrebbero voluto sedersi nel parchetto lì fuori e raccontarsi di quegli anni puliti, ridere e ricordare, e rinfrescare con lo stesso candore la sintonia di tanto tempo fa. Il sorriso e lo sguardo con cui dovettero salutarsi diceva tutto questo. G per tornare alla realtà guardò l’ora: erano passati solo pochi minuti, ma che bello! Volteggiava tra gli scaffali  sperando di non vederlo più per non rompere quello stato di euforia e leggerezza che le faceva fare la spesa più allegra del pianeta. Ma che dico: dell’universo! Si prese tempo e la lista delle cose necessarie si allungò. era  un signore anziano e distinto ma incurvato dalla solitudine, arrivò insieme a lei all’unica cassa aperta. Chi era il primo? Chiese con gli occhi stanchi guardandola di sotto in su.  G era ancora tanto lieta che con un sorriso sincero lo fece passare avanti. Chissà, magari L era ancora lì e poteva scambiare il numero di cel… Quel sorriso fece cadere alcune scaglie di gelo dal cuore di M : ricordava tanto il sorriso di sua figlia P che da anni viveva all’estero e vedeva di rado e sentiva poco. Così mentre era lì, in coda, un dolce tornado di ricordi raddrizzò la schiena, scorrendo tra le vene, scaldando le sue mani asciutte e ancora abbronzate da anni di lavoro nei campi. Nemmeno il ricostituente lo faceva sentire così e uscì dal supermercato sentendosi lieto e quindi più forte. G vide solo un anziano signore distinto e sorridente e sperò di invecchiare così. lasciò libero il parcheggio per V che arrivando di fretta si sentì fortunata. Ma quando poi ereditò da G un buon carrello oliato fu come un raggio di sole in una mattina cominciata male! M, grazie alla gentilezza di G, era in anticipo, e quindi tranquillo, per la visita cardiologica cosa che contribuì a un ottimo elettrocardiogramma e a una giornata di rara serenità. Così quando a casa dopo il pisolino del primo pomeriggio sentì , suo grande amico, fu lieto di poterlo aiutare: avrebbe dovuto tenere il nipote di 10 anni ma doveva accompagnare la moglie dal parrucchiere, poteva tenerlo lui per un paio d’ore? e M erano amici da anni grazie all’orto sociale e giusto quel pomeriggio ci sarebbe andato per vedere i suoi pomodori “Portami tuo nipote lì!” conosceva D perché spesso il nonno F se lo portava dietro, e anche se  lui non era nonno qualcosa avrebbe inventato. Quel ragazzino curioso e chiacchierone allargarono il cuore di M, povero di affetti da tanto tempo, e l’energia del mattino trovò in D una nuova fonte inaspettata. D dal canto suo, era affascinato da quelle mani vecchie che sapevano essere forti con la zappa e delicati coi germogli, erano mani parlanti: rispondevano col fare alle sue tante domande. Da grande, lo capì in quel pomeriggio, avrebbe fatto un lavoro così. M. alla sera era stanchissimo, ma la schiena era dritta, e fece una cosa mai fatta: chiamò lui la figlia P così per un saluto, senza sapere che lei aveva appena litigato col suo capo, e che quella voce lontana ma familiare aveva sciolto la rabbia in due lacrime di nostalgia che però le facevano bene. M mangiò con appetito e P non bevve il suo whisky per affogare la rabbia
T, la mamma di D temeva quei pomeriggi: arrivava a sera che non aveva finito i compiti ed era faticoso farli fare, svogliati entrambi, dopo cena. Invece, quella lucina accesa nell’orto di M, gli dava un motivo per fare e finire quegli esercizi noiosi. Andò a letto pensando all’orto gigante che avrebbe avuto da grande, e sua mamma avendo risparmiato energie si era concessa un film con cui addormentarsi stremata ma, per una volta, non arrabbiata.
Quella notte calò come un manto di velluto leggero sui ricordi di e di L, lontani di casa,ma ancora vicini in un angolo privato del loro passato; sul cuore riempito di M che teneva bene il suo ritmo e che aveva di nuovo uno scopo oltre la sola sopravvivenza; su P , che capì che suo padre non era un atto dovuto ma un atto d’amore;  su F che aveva un amico vero; su D che intravedeva un futuro grandioso e pieno di avventure; su T,  che quando il marito era di turno dormiva sola e tesa, ma non stasera perché suo figlio stava bene ed era allegro e questo era tutto per lei.

  1. Un alfabeto di letterine che per un giorno, uno soltanto forse, si danno la mano per stare dritte sul foglio e scorrere leggere sorreggendosi una all’altra per non cadere. Perché anche noi siamo così, stiamo su insieme, è incredibile ma è così

  2. Ma che bello! La gentilezza trasforma l’andamento delle giornate…a volte iniziano in modo pigro e noioso e poi una cascata di eventi positivi ci fa capire quanto sia bello vivere la vita assaporando ogni piccolo momento…un mondo intero in un singolo giorno…grazie

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